Moretti Veneziani



NAVE BUCINTORO in oro 18kt
vecchio modello di nave Bucintoro completamente realizzata a mano in oro 18 kt. I numeri della Bucintoro in oro: 705 i grammi d'oro 18 kt della nave finita (incluso il supporto) 42 i remi totali della nave 281 le ore di lavoro per la costruzione (escluse le ore di scultura e microfusioni) 112 le statuine di decoro 200 i millimetri di lunghezza 60 i millimetri di larghezza 70 i millimetri dell'altezza massima 6,5 lunghezza del remo in centimetri Modello a scopo dimostrativo La storia Il Bucintoro e' la nave ove il Doge di Venezia e la Signoria si recavano ogni anno all'Ascensione nel porto del Lido per celebrare il rito dello sposalizio tra Venezia ed il Mare. Era una meravigliosa nave, ricchissima per intagli, dorature, velluti, con cui la Repubblica di Venezia affermava il proprio diritto ad essere considerata la Regina dell'Adriatico. Ne furono fabbricati quattro esemplari. Il nome della nave probabilmente e' derivato dal fatto che il doge gettava in mare l'anello attraverso un apposito condotto dorato - il "bucio d'oro". Altri invece lo spiegano per il nome dalla buccina, antico strumento a fiato per uso militare, con riferimento ai festeggiamenti in occasione di parate navali. C'e' chi sostiene che questo nome derivi dal Bue centauro, trireme troiana citata da Virgilio. Altri ancora, da Duecentorum, perche' ospitava una moltitudine di rematori. La prima, le cui notizie risalgono all'anno 1311, era trainata. la seconda Bucintoro risale al 1520, la terza al 1605. Quarta ed ultima Bucintoro fu realizzata tra il 1722 e il 1728, sotto la direzione dell'ingegnere navale Michele Stefano Conti, e sotto il Doge Alvise Mocenigo. Misurava 34,8 metri in lunghezza , largo 7,308 metri, alto 8,352 metri , era mossa da 168 rematori, disposti a 4 su remo; era comandata da tre ammiragli con 40 marinai. Le sculture e gli ornamenti erano di Antonio Corradini e con due statue attribuite finora ad Alessandro Vittoria, ma forse opera di Agostino e Marcantonio Vianini di Bassano, provenienti dalla precedente costruzione del 1605 Aveva due piani:l'inferiore era per i rematori, quello superiore, coperto da un baldacchino, formava una grande sala rivestita in velluto rosso con 90 seggi e 48 finestre, era riservato alle massime autorita' della Repubblica e terminava a poppa con il trono del Doge. Il giorno dell'ascensione (Festa della Sensa) il Bucintoro veniva portato dall'Arsenale al bacino davanti alla piazzetta: li' attendeva il Doge e il Consiglio, insieme agli ospiti illustri della Serenissima. Veniva quindi raggiunta l'isola di S.Elena, dietro gli attuali Giardini. Davanti alla cattedrale di S. Pietro, il patriarca impartiva la benedizione dell'anello d'oro; successivamente il Bucintoro proseguiva e, dal porto di S. Nicol� di Lido, usciva nell'Adriatico. Il Doge gettava l'anello simbolico in mare pronunciando le parole "DESPONSAMUS TE, MARE, IN SIGNUM VERI PERPETUIQUE DOMINII" Con la celebrazione della messa nella Chiesa del Convento di S. Nicol� si chiudeva la cerimonia, dopodiche' il Bucintoro riportava tutti al Palazzo. Nel 1798 il Bucintoro fu depredato dai soldati di Napoleone. Nel 1824, anno in cui fu demolito cio' che rimaneva dello scafo dell'ultimo bucintoro, l'ammiraglio austriaco Amilcare Paolucci delle Roncole fece eseguire, in base ai documenti esistenti e sulle forme dello scafo in demolizione, un modello ora esposto nel Museo Storico Navale di Venezia. La sontuosa nave appare tutta dorata all'esterno e all'interno, la' dove non e' rivestita di velluti e damaschi. La sala ha, all'intorno, 90 seggi e 48 finestre protette da cristalli, con tendine di seta. A poppa il "gabinetto" del Doge ha un trono, rialzato e decorato con le statue della Prudenza e della Forza, dietro il quale si apre un finestrino dal quale il Doge gettava in mare un anello simile a quello che portava al dito. ... La prua, ornata da un incredibile trofeo di statue simboliche, di volute, di intarsi, aveva al sommo la statua di Venezia sotto forma di Giustizia, mentre davanti si protendevano due speroni, sul maggiore dei quali era il Leone di San Marco, accompagnato da altre fantasie. Un alto pennone sormontava la nave e su di esso veniva issato lo stendardo ducale a sei code. Nelle sue uscite di rappresentanza il bucintoro lasciava la sua casa in Arsenale con una scorta eccezionale. Vicino gli stavano i tre peatoni ducali ... Lo seguivano le gondole straordinariamente fastose del Nunzio Apostolico, degli Ambasciatori, del Patriarca, sei galere in parata, altre dodici navi imbandierate "dipinte e fornite di militari stromenti", le peate che portavano i rappresentanti delle comunita' del Dogado, centinaia di altre barche private adorne di festoni e di fiori e infine qualche migliaio di gondole (nella sola Venezia se ne contavano 15.000). Anche il bucintoro e i peatoni ducali non sfuggirono all'insensata furia che nel 1797 assali' i Francesi nell'intento di distruggere ogni traccia del vecchio regime; il bastimento, orgoglioso simbolo della Repubblica, ... fu demolito e ridotto a un pontone che servi' poi come batteria galleggiante. ... Gli ornamenti del bucintoro e delle altre barche, tranne pochi elementi che furono fortunosamente salvati, furono bruciati per recuperare il poco oro delle dorature. Un po' di ceneri furono spedite in omaggio a Bonaparte, nel suo quartier generale, a Montebello. Il suo scafo, successivamente, venne dotato con 4 grossi cannoni, cambiando il nome in quello di "IDRA", per servire alla difesa della laguna e come prigione fino al 1824. Della Bucintoro oggi rimangono solo pochi incerti frammenti nel museo Correr di Venezia e un pezzo d'asta di bandiera conservato nel Museo Storico Navale dell'Arsenale;



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